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March 10 La leggenda di EramoIo non vi piacerò. Non perchè sarete voi, in particolare a non gradire la mia presenza, ma perchè non sono mai piaciuto a nessuno. E questa volta non sarà un’eccezione. Nel mio mondo non esiste altro uomo all’infuori di me, ma mi sono affezionato a questo carcere così solitario. Perciò non cercherò di piacervi. Volete davvero sapere come mi chiamo? Già il mio nome susciterà ilarità. Io sono Eramo, e chiedetevi il perché senza domandarmi niente. In realtà so bene che non vi porrete interrogativi, mi hanno preso sempre tutti alla lettera. Io sono Eramo, ma per oggi, solo per oggi, voglio provare a raccontare la mia storia come nulla fosse. Perciò sono qui a scrivere in uno schermo abbagliante sostanzialmente vuoto. La “porticina di Alice” lo chiamo io quest’aggeggio: sembra che si affacci nel paese delle meraviglie, ma è troppo piccolo per potervi entrare, e si sa, purtroppo ai giorni nostri non esistono più bottiglie con su scritto “BEVIMI”. E le estremità dei funghi non fanno ne crescere ne rimpicciolire. Oh….ma lasciam da parte riflessioni “campate in aria” come direste voi, perché oggi, almeno oggi, voglio arrivare al dunque. Sapete, il mio più grande difetto è quello di andare fuori tema. Io, io sono un vaneggiatore, non ho mai fatto niente nella vita. Come sono vissuto fino ad ora senza tetto e senza lavoro non domandatemelo, perché non lo so. Oggi sono qui e non mi preoccupo di niente perché ci sono solo due giorni ai quali ho imparato a non pensare: ieri e domani. - Ladro! Mi urlava dietro la gente quando in queste condizioni andavo avanti non mesi ma anni. Non sono mai stato un tipo incline all’ira, e quando mi riempivano di ingiurie mi limitavo a pensarci su, senza replicare in realtà. Nel profondo di me stesso sapevo che le loro grida erano dettate dalla signora Invidia. Di donne ne ho avute a bizzeffe, ma tutte mi hanno amato per così poco tempo! Al mattino sparivo dalle loro vite come le stelle all’alba perché loro, al tempo degli adii, mi stampavano un bacio amaro sulle labbra e poi via, sgattaiolavano dalle mie braccia. Quelle notti io non ho mai finto e che tristezza rimanere ancora solo il giorno seguente! Ma si sa, le donne son difficili da comprendere, e benché riempissero del mio nostalgico ricordo i giorni avvenire non tornarono mai da me. Solo una, proprio come un’eccezione a confermar la legge, un giorno fece ritorno. - Eramo – mi disse – son malata, e non guarirò. Ma il problema è che…vedi? Sono incinta. Il medico mi ha detto che son troppo debole per affrontare il parto; ciò non farebbe che avvicinare il rintocco della mia ora, ma non posso certo lasciar morire un innocente creatura insieme a me. Perciò te ne prego prenditi cura tu del bimbo, e anche se non gli potrai dar molto non importa, nessuno potrebbe accudirlo meglio del padre. Non potei far altro che accettare, d’altra parte ero felice di avere anch’io qualcuno, sangue del mio sangue, qualcuno che doveva grazie a me crescere. Ma…Dio! Che dolore per la perdita di Annie anche se in realtà non la conoscevo affatto. Era l’unica donna che avevo visto due volte nella vita… . Maledetto paradosso reale! Per mio figlio mi diedi davvero da fare, ribaltai il mondo per accumulare un gruzzoletto e comprare una casa dove potesse dormire come tutti gli altri neonati di questa terra. Ahimè, una culla l’ ebbe solo all’età di un anno. Per tanto tempo avevo vagabondato con una carrozzina trovata nella spazzatura, allo stremo delle forze con un peso sulla coscienza per tutto quello che non potevo dare a chi avrebbe meritato tutto. Magari fosse stato solo un peso sulla coscienza quello che avevo, era come un’incudine che mi schiacciava il cuore. E quando la sera con gli occhi chiusi cercavo di prender sonno questi d’un tratto tornavano ad essere sbarrati come fossero tirati da molle. Tra un pasto saltato e una notte trascorsa al freddo mio figlio riuscì a crescere forse perchè era parte di me, o forse perché era vagabondo nel sangue; credo che nessun altro bimbo sarebbe potuto sopravvivere insieme ad uno come me. Si vedeva anche a colpo d’occhio che era la mia fotocopia, e quando dico così intendo anche il suo aspetto. Quando era piccolo mi ricordava i giorni che avevo passato a giocare e quando iniziò a crescergli la barba…eh….quante cose mi riportava alla memoria. Così volle cominciare la sua vita e una mattina che mi svegliai con la vista appannata non riuscii a vederlo mentre si allontanava con un fagotto in spalla. Chi lo adocchiava passare diceva: “Guarda là, è il figlio di Eramo, chissà che fine avrà fatto quel vecchio pazzo.” Ah…vecchio pazzo, se solo sapessero quale pesante velo trasparente copre i loro occhi! Comunque; ovunque mio figlio andasse tutti si ricordavano di me perché era la mia proiezione ed era irresistibile in quanto a bellezza. Vi giuro che non parlo per vantarmi, ma nessuno ha mai trovato un difetto in me, come nessuno lo trovò mai nel sangue del mio sangue. La bellezza si vede dallo scintillio degli occhi, e ne sono certo, nessuna donna ha potuto resistere al mio sguardo, anche se tanto fugace. Tutte le ragazze, che divennero sognatrici, videro il mio piglio e so che hanno continuato a scrivere nei loro taccuini di quell’attimo per il resto della vita. Da un lato non volevano perdere l’unico istante che avevano avuto di me, d’altra parte non volevano che mi affacciassi ancora nei loro ricordi per farle soffrire pensando alla mia evanescenza. Poveri gli uomini, dicono queste, che non possono comprendere una tale bellezza; persi nelle forme ingannevoli di comuni fanciulle. L’apparenza di questo mondo che gira al contrario è causa della mia solitudine a cui mi sono abituato. L’unica cosa che possa fare perché qualcuno si ricordi di me è quello a cui mi dedico adesso. Forse mio figlio segue le mie orme, sfoga la propria incomprensione in modo totalmente illusorio. Oppure è là da qualche parte a lanciar frecce, perché sapete, mio figlio vuol far l’arciere. In realtà non so perché abbia questa fissa ma fin da piccino ha sempre amato gli archi; e io l’ho sempre scoraggiato in quest’ ambizione perchè anche se mi dispiace, lo devo dire, non è mai stato portato per quest’arte. La maggior parte delle volte sbaglia bersaglio e non fa che creare terribili trambusti. Quanto scompiglio dappertutto! E così quando si vede arrivar una freccia si pensa sempre a me, e si esclama : “ È la freccia di Eramo!” anche se in realtà è mio figlio che combina danni a destra e a manca. Io ormai son vecchio e sto diventando cieco per colpa di una malattia che mi conduce alla morte. Ma oggi, finalmente, prima di dire a addio a questo mondo che non è riuscito a comprendermi voglio far capire quel che purtroppo non potrete mai più conoscere. Il mio nome sarà leggenda. Io sono Eramo e chiedevi perché senza domandarmi niente. Se solo aveste avuto l’accortezza di farvi questa domanda e di darvi una risposta poco tempo fa avreste potuto cambiare il mondo. Vi posso assicurare che se vi foste dati una risposta mi avreste cercato, se solo aveste capito nessuno sarebbe scappato da me. Ma si sa, la diversità, la novità, la stranezza di qualcosa mai conosciuto a chi non ha fatto paura? Perciò siete sempre scappati per rifugiarvi nel vostro mondo fatto di illusioni, mentre avreste potuto toccare tutto con mano. Impauriti dalla felicità stessa perché troppo grande. Vi ho aspettato, vi ho aspettato a lungo, vi ho aspettato una vita e dico così perché ora non posso più aspettare. Il mio battito si fa lento e le mani sono sempre più fredde, i miei occhi ora non luccicano più. Addio strano mondo terreno, dove le cose belle non piacciono per un inconsapevole masochismo. Sono davvero rammaricato per tutto ciò che non potrete più conoscere, ma cosa ci posso fare? Siete voi che mi avete lasciato perire nonostante i miei sforzi, mi avete sbattuto in faccia le ante dei vostri cuori e non mi avete offerto dimora. Si sa, Eramo da solo non può essere davvero Eramo. La solitudine mi uccide anche se la mia natura è eterna. Ebbene, non vi sono piaciuto e il mio cuore ora rallenta. Addio mondo disgraziato, spero che almeno il ricordo di me sia abbastanza forte da mantenerti in vita. Dio, non ho più le forze! Il mio respiro è affannoso e non so più quel che volevo scrivere. Ah…ecco devo dire che io Eramo sono il ver... .
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